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Il principe - Cap.10 - L'inversione totale


di the_extension
05.03.2026    |    603    |    0 9.2
"" Thorne rimase in ginocchio, il cazzo ancora duro ma intatto, lacrime silenziose che gli rigavano il viso..."
Roderick aveva capito che il punto di non ritorno era vicino. Non servivano più ordini complicati: bastava aprire la cella condivisa ogni sera, far entrare le guardie e lasciare che il desiderio facesse il resto. Il "premio" era diventato routine, ma ormai era solo per Elara. Thorne era un’ombra, un testimone silenzioso.
La prima sera dell’inversione completa iniziò come le altre. Le guardie entrarono, i cazzi già duri, Garrick in testa con il solito ghigno. Io mi alzai dal pavimento senza aspettare. Mi inginocchiai davanti a lui, presi il suo cazzo in bocca e succhiai con fame, la lingua che girava intorno alla cappella, la gola che si apriva per accoglierlo fino in fondo. Thorne era seduto contro il muro opposto, le mani legate davanti stavolta - Roderick aveva deciso che potesse "guardare meglio" - il suo cazzo molle sulle cosce, gli occhi fissi su di me.
Non lo guardai nemmeno una volta.
Garrick gemette, le mani nei miei capelli, spingendo piano. "Cazzo, sì... succhia come una vera puttana ora." Io accelerai, la saliva che colava sul mento, mentre con una mano masturbavo il grasso con la barba accanto a me. Lui venne quasi subito, schizzando sul mio viso, getti caldi che mi colarono sulle guance e sul collo. Io continuai con Garrick, prendendolo in gola fino a soffocare, poi lo lasciai uscire con un pop bagnato e passai al terzo.
Thorne parlò per la prima volta quella sera, la voce rotta.
"Elara... guardami. Ti prego."
Non lo feci. Mi girai di spalle, mi misi a quattro zampe, la figa spalancata verso le guardie. "Scopatemi," dissi, la voce bassa ma chiara. "Riempitemi la figa. Tutti quanti."
Garrick fu il primo. Mi penetrò con un colpo solo, profondo, e io spinsi indietro i fianchi per accoglierlo meglio. "Sì... cazzo, così... più forte." Lui obbedì, scopandomi con violenza ritmica, le mani che mi schiaffeggiavano il culo. Io gemetti forte, la figa che colava, venendo quasi subito, il corpo che tremava mentre lui continuava a spingere. Il grasso prese il posto successivo, infilandosi dentro con grugniti, il suo ventre che sbatteva contro il mio culo. Io urlai di piacere, le mani che graffiavano il pavimento. "Ancora... datemene ancora..."
Thorne si alzò in ginocchio, il cazzo ora duro nonostante tutto. Si avvicinò piano, la voce un sussurro disperato.
"Elara... toccami. Solo un po’. Ti prego."
Io lo ignorai completamente. Mi concentrai sul terzo guardia che mi scopava ora, le spinte che mi facevano sobbalzare i seni. Venni di nuovo, forte, la figa che si contraeva intorno al suo cazzo, urlando "Sì! Venite dentro! Tutti!" Lui obbedì, venendo con un ruggito, il seme caldo che traboccava e colava sulle mie cosce.
Quando le guardie finirono - quattro cazzi svuotati dentro e sopra di me - si rivestirono e uscirono ridendo. Roderick rimase solo un momento, appoggiato alle sbarre.
"Vedi, Thorne? Lei ha scelto. Tu sei solo... un ricordo."
Thorne rimase in ginocchio, il cazzo ancora duro ma intatto, lacrime silenziose che gli rigavano il viso. Io mi sdraiai sul pavimento, il corpo appiccicoso di seme, le gambe aperte, la figa gonfia e rossa. Non lo guardai.
Passarono minuti. Poi ore. Nel buio, Thorne parlò di nuovo, la voce un filo spezzato.
"Elara... cos’è successo? Eravamo noi. Solo noi. Nei boschi, nel mulino... ti ricordi?"
Io chiusi gli occhi. Il ricordo era lì, lontano, sbiadito.
"Me lo ricordo," dissi piano. "Ma ora voglio questo. Voglio sentirmi piena. Voglio venire così. Non... non riesco più a volere solo te."
Silenzio. Poi un singhiozzo soffocato.
"Mi hai lasciato qui a guardare. Ogni sera. E non mi tocchi più. Nemmeno una volta."
Io aprii gli occhi, finalmente lo guardai. Era distrutto: il viso scavato, gli occhi rossi, il corpo tremante.
"Non è odio," dissi. "È solo... che non basta più. Tu non basti più."
Thorne abbassò la testa sulle ginocchia.
"Allora è finita."
Io non risposi. Mi girai sul fianco, la schiena verso di lui, il seme delle guardie ancora caldo sulla pelle.
"Torneranno domani," mormorai. "E io li vorrò di nuovo."
Thorne non parlò più quella notte. Rimase seduto contro il muro, immobile, mentre io dormivo - o fingevo di dormire - con il sapore di cazzi estranei ancora in bocca e il desiderio che bruciava tra le gambe.
Il giorno dopo Roderick non ci separò. La cella rimase condivisa. Ma ormai era chiaro: per Elara era solo una stanza dove scopare le guardie. Thorne era diventato un mobile, un testimone muto, un relitto di ciò che eravamo stati.
L’amore non era morto. Si era semplicemente spento, soffocato dal piacere che non lo includeva più.

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